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Carina Cesa Sava e Maria Pia Arpioni presentano il romanzo Zero Positivo a Sacile (PN)

La presentazione del libro Zero Positivo a Sacile su invito della prof.ssa Carina Margareta Cesa, presidente dell’Associazione italoromena “George Enescu” si è tenuta presso il Centro Giovani Zanca. Presenta il libro prof.ssa Maria Pia Arpioni.

Impressioni di lettura di Carina Cesa Sava

Sapevo della storia personale di Cristina ed ero a conoscenza che stava scrivendo un libro su questo e l’avevo invitata a fare una presentazione anche a Sacile. Più si avvicinava la data, più mi assalivano alcuni dubbi; la vicenda è una esistenziale, spero solo che la presentazione non si trasformi in un momento melodrammatico, strappa lacrime! E poi se affrontasse il problema da un punto di vista troppo religioso? Mi sono rasserenata dopo aver letto una pagina trovata sul suo blog del suo sito (www.cristinamarginean.it), quella della passeggiata nel campo di spighe di grano e di papaveri. Una pagina di poesia pura che riesce quasi a farti provare le stesse sensazioni tattili e olfattive dell’autrice. Poi ho saputo il titolo: Zero positivo. Lo trovavo intrigante, anche un po’ provocatorio. Zero positivo, zero positivo, dicevo tra me e me, cercando di trovare il nesso tra il titolo e la storia raccontata. Lo “zero” può essere il punto di partenza anche perché è seguito da “positivo”, quindi il momento di sospensione totale per poter ripartire. Presa da troppe elucubrazioni intellettuali perdevo di vista la cosa più semplice, ovviamente, il gruppo sanguineo! Dopotutto sono uno zero positivo anch’io! Sono riuscita ad averlo ordinandolo in libreria. L’ho letto d’un fiato, con avidità curiosa. Ero serena in quanto sapevo si trattasse di un lieto fine ma volevo conoscere i dettagli del miracolo! Poi, la grande sorpresa: scoprire la vicenda travagliata del padre di Cristina, considerato nemico del popolo dal regime comunista e condannato alla detenzione e ai lavori forzati. L’introspezione dal letto dell’ospedale, quindi, s’intreccia con il giallo di una persona punita a causa di futili motivi, insormontabili in un periodo nazionalista. Leggevo molto attenta e non potevo non confrontare questa realtà con le mie impressioni e i propri ricordi dai tempi della “Epoca d’oro”. Devo ammettere, le cose accadevano così in quegli anni bui! Leggendo il libro mi tornava spesso in mente una parola: RESILIENZA. Una parola che rispolverata, tirata fuori dal dimenticatoio del vocabolario si presenta come un concetto tanto ricco di significati. Come tante altre parole anche questa viene dal latino: resilire, rimbalzare, saltare indietro, tornare a galla, risalire. Fino ad approdare nella psicologia, la parola ha fatto la sua gavetta nella fisica, definendo la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi. In psicologia, la resilienza è una parola che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. È questo il sentimento che mi ha sempre accompagnata nella lettura ed è quello che il romanzo insegna. In definitiva la buona letteratura ha come obiettivo finale proprio questo: dare incoraggiamento, essere d’esempio, dare delle risposte alle domande della vita.

Certo, un libro non può esaurire le risposte, ma se per il tempo di lettura ci siamo sentiti in accordo con l’autore, allora questo libro lascerà il segno nella nostra coscienza.

Carina Cesa Sava

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