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Una storia forte. Anzi, due… Guido Barella, giornalista, “Il Piccolo” (Trieste)

Ecco “Zero Positivo”, il libro di Cristina Marginean Cocis (Gaspari editore Udine, 288 pagine, 16 euro). Una storia doppia che in realtà è una storia unica, quella di una donna, la stessa Cristina, che la vita ha posto di fronte a momenti difficili, difficilissimi.
Cristina Marginean Cocis è una giovane donna rumena che da anni ormai vive a Udine: moglie di un sacerdote cattolico rumeno di rito orientale (non sorprenda il particolare: sono tra i pochi pastori cattolici per i quali il matrimonio è ammesso), è insegnante alle scuole elementari. La coppia ha due bimbi. Ecco, proprio mentre Cristina era in attesa del secondo figlio il male l’ha colta, terribile e fulminante: un caso raro l’avevano definito i medici, reso ancora più unico dal fatto che la donna era in dolce attesa e non si conoscevano le conseguenze delle cure sul feto. Lunghi periodi di ricovero in ospedale a Udine, cure ancora più lunghe, ma alla fine Cristina ha vinto. E ha vinto due volte. Lei è guarita e il figlio che portava in grembo è nato, ed è nato sano. Anzi, per certi versi Cristina ha vinto tre volte. Perché la malattia le lunghe ore trascorse in quella stanza d’ospedale, la solitudine forzata le hanno permesso di riflettere a lungo anche sulla terribile vicenda umana del padre, che fu perseguitato dal regime di Ceausescu, deportato nel Delta del Danubio, in uno dei campi di lavoro più mostruosi per le condizioni in cui i detenuti erano costretti a vivere e a lavorare. E’ nato così questo libro – tra l’altro, va detto, scritto in un italiano straordinario: e dire che Cristina, lo si è capito, non è di madrelingua italiana… -, bellissimo libro di fede e d’amore. Di fede in Dio e di amore per la vita. Perché è una storia di fede e d’amore quella della Cristina che in Romania “cerca” il padre tra gli acquitrini del Delta del Danubio tra mille sofferenze, nell’anima e nel fisico. Ed è una storia di fede e d’amore quella della Cristina che vuole regalare il dono della vita al bimbo che porta in grembo, al suo Victor. E’ una storia di fede e d’amore quella del padre, perseguitato in Romania nemmeno poi per chissà quale motivo “politico” ma solo per volgari ripicche personali. Ed è una storia di fede e d’amore quella della figlia, che a Udine ha a casa a sua volta una figlia aspetta la mamma e il fratellino che verrà.
La malattia sarà sconfitta, mamma Cristina, papà Ioan e la figlioletta Ioana potranno abbracciare il piccolo Victor. Cristina ha trovato la forza di combattere in nome della vita che portava in grembo così come il padre aveva trovato la forza di combattere in nome della famiglia che lo aspettava a casa. “Un percorso – spiega a ragione la quarta di copertina – che piano piano cresce in intensità, energia e luce, grazie alla forza dei ricordi e delle esperienze del proprio passato. E il messaggio acquista sempre maggior potenza fino a divenire un inno gioioso alla vita che sta per nascere”.

Guido Barella, giornalista de “Il Piccolo”, Trieste (ne parla qui: https://www.facebook.com/latorturadelsilenzio/posts/1340596832657561)