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Prologo

Ho sempre pensato che, per scrivere un libro, bisognasse essere… attempati, pieni di ricordi ben organizzati, già masticati e “digeriti” da tempo! Le idee si prendono a pugni per poi far pace e, di nuovo – divertite dalla mia incapacità di guidarle – gironzolano indisturbate nel profondo dell’anima. Si immergono e risalgono senza un ordine preciso. Vengono alla luce, spinte da qualche battito irrequieto, da qualche impressione con profumo di ricordo, da qualche distante flashback. Potrei giurare che i miei pensieri mi prendono per mano per portarmi via con loro tra i meandri della memoria, nel cuore di tenebra della sofferenza per poi schizzare su, su fino all’infanzia felice e soleggiata che, annidata nel mio cuore, mi protegge dalle paure.
Mi sento tremare dentro e avverto quasi il gusto della paura. Chiudo gli occhi e…